
Requiem per un cane
Autor: Carlo Coccioli
Número de Páginas: 131Uno dei libri più apprezzati di Coccioli: un meraviglioso memoir dedicato all'amato cane Fiorello, una meditazione sullo scorrere del tempo e sulla caducità della vita.

Uno dei libri più apprezzati di Coccioli: un meraviglioso memoir dedicato all'amato cane Fiorello, una meditazione sullo scorrere del tempo e sulla caducità della vita.





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A reflexive book on notes written at different minutes every day -and the exact moment is taken into account- that go from day-to-day details until reflexive and profound analysis of the most important values in life. This second part was written 15 years after the first volumen but it has the same taste.

Jack, abbandonato dal padrone, vaga randagio tra le colline toscane in cerca di nuovi affetti. Cassola lo segue nel suo picaresco viaggio fino alla scoperta, nell'epilogo tragico, del male anziché di una cuccia sicura. Con lo sguardo del cane si posa sul mondo quello dello scrittore. Tramite il protagonista - unico, a differenza dei padroni, uno peggiore dell'altro nella replica della crudeltà - è l'umanità stessa, rappresentata in emblema dall'indole domestica di Jack, a interrogare la civiltà sulla propria ferocia. Il racconto del 1977 (premio Bagutta nel '78) è un apologo sul desiderio del cane ma anche dell'uomo, incapaci di vivere l'avventura della libertà, di stare legati a una catena. Con il crisma della favola, Cassola avverte che l'uomo, per debolezza e paura, anela alla sudditanza e preferisce all'indipendenza la servitù. E alla parabola affida un monito: non si deve rischiare di perdere la libertà, bene supremo, per correre dietro a un padrone che può rivelarsi spietato.



Una revisión crítica a la obra de los escritores más representativos de lo que va del siglo XXI. A El XXI en el XXI (2011) y La sabiduría sin promesa. Vida y letras del siglo xx (2001 y 2009), se suma Maiakovski punk y otras figuras del siglo XX I, donde Christopher Domínguez Michael continúa su examen de la literatura moderna. Extendiéndose a la centuria en curso, en este libro tenemos sus ensayos y artículos que van desde la lamentación por las ruinas de Palmira hasta las consecuencias de la "intervención" en la obra de Borges, pasando por una radiografía posmoderna del ateísmo proclamado por Hitchens y Onfray, la criminal inverecundia de Handke, la reposición de Camus realizada por Kamel Daoud, el neogótico rockero de Mariana Enriquez, la lucrativa farsa del llamado Arte Contemporáneo, el retorno de los apocalípticos en pantuflas como Agamben y Cía., la literatura en estado de peste y pandemia, y siguiendo a Michiko Kakutani, leemos, asimismo, cómo la posverdad pasó del gramatólogo Derrida al presidente Trump y miramos a la Ucrania en guerra, el solar de Bábel y Bulgákov. Pese a darle prioridad a las obras impresas en estos casi veinticinco años de la...




Scritto a Firenze fra il 1948 e il 1949, e pubblicato da Vallecchi nel 1950, Il cielo e la terra è stato tradotto in una quindicina di lingue. Testimonianza di un eccezionale talento (Coccioli lo scrisse quando non aveva neppure trent’anni), questo romanzo dimostra una preoccupazione metafisica che fece evocare i nomi di Kierkegaard, Léon Bloy, Bernanos. Ma sbaglierebbe chi volesse rinchiudere questa opera (e tutto ciò che l’autore ha scritto) dentro confini troppo definiti. La storia di don Ardito Piccardi, destinata a continuare in un romanzo successivo, La pietra bianca, è soprattutto un’esplorazione notturna nel cuore dell’uomo, attraversato da forze più grandi di lui, di cui a volte è il docile strumento, e più spesso lo sconvolto e smarrito ribelle. Episodi come quello della ragazzetta indemoniata o dell’allucinante «sfida di Dio» sulla pianura coperta di neve, e personaggi inquieti e drammatici come il giovane omosessuale suicida, l’editore Giuliano Fanti, o il capitano tedesco, fanno di questa vicenda un romanzo appassionante e profondo che ha superato la prova del tempo e che si può considerare un classico della nostra letteratura.






A reflexive book on notes written at different minutes every day -and the exact moment is taken into account- that go from day-to-day details until reflexive and profound analysis of the most important values in life.





Rapato a zero raccoglie una cinquantina di elzeviri pubblicati in terza pagina dal quotidiano «La Nazione» di Firenze agli inizi degli anni ’80. Scritti di getto e dettati per telefono dal Messico il giovedì mattina, conservano la scalpitante, affettuosa vivacità originaria e l’irriverenza caratteristica dello scrittore toscano, travagliato cittadino del mondo, insofferente di ogni diktat. Coccioli fustiga ridendo, con fondamentale bonomia, feticci culturali, vizi e vezzi di chiunque, compreso sé stesso. Qualunque sia l’argomento o lo spunto di un articolo – l’underground, i gatti, i Bronzi di Riace, gli Hare Krishna, Dio, l’amore, l’anima, gli alcolisti –, lo scrittore non parla mai dall’alto di un pulpito, ma, quasi a braccio, dal piano basso della realtà quotidiana, in mezzo al traffico delle presenze materiali e spirituali della sua vita. Rapato a zero è una sequenza di brevi cicloni narrativi che dissolvendosi in una coda di persistenti armonici deposita nelle nostre mani uno smagliante galateo morale e intellettuale.





Coccioli raccolse in Omeyotl i preziosi elzeviri scritti negli anni '50 per vari quotidiani italiani, componendo uno speciale vademecum per una conoscenza autentica e profonda del Messico.

«L’indicibile orrore» dell’alcolismo e il ritorno alla gioia di una vita liberata sono l’oggetto di questo importante libro di Carlo Coccioli. Mosso da un’urgenza personale di esplorare l’insospettabile universo degli «uomini in fuga» ‒ fuga nell’alcol e dall’alcol ‒, per tre anni lo scrittore presenzia, nei panni dell’osservatore interessato, alle riunioni dei gruppi messicani di Alcolisti Anonimi, dove uomini e donne di ogni età, provenienza ed estrazione sociale, raccontano con spietata sincerità ai loro compagni il proprio labirintico itinerario di dolore, abiezione, successi, speranze e ricadute. Sono storie indimenticabili nella loro individualità e autenticità, ma del tutto simili nella sostanza, perché fenomeni di uno stesso autolesionismo assoluto. In questi malati sembra abitare una sorta di doppio feroce, che molti di loro sentono come una presenza aliena; e contro questo «Altro» nulla possono gli approcci convenzionali e gli appelli alla forza di volontà: perché la guarigione da una tale patologia del corpo e della mente richiede un potere superiore che trascende l’individuo. Solo la comunità dei propri simili e la religiosa...

Il libro che testimonia l'avvicinamento di Coccioli all'induismo è un'opera incredibilmente moderna, per la struttura frammentata, il ritmo incalzante, e i temi (personali e universali) che affronta.

Il 17 novembre 1967, nella casa di Città del Messico in cui vive da quindici anni, Carlo Coccioli inizia a scrivere un «libro-altra-cosa», come lo definisce lui stesso, un’opera diversa e molto lontana da tutte le altre: «Il [libro] più importante di tutti, il più aspro, il più consolante: il mio solo libro necessario». Documento 127 è un’autobiografia, è un saggio, è il resoconto di una ricerca spirituale, è l’esegesi di un mondo molto caro a Coccioli e centrale nel suo percorso: quello dell’ebraismo. Coccioli ha una conoscenza vastissima della religione e della cultura ebraica, che gli permette di sondare nel profondo la condizione di quel popolo da cui una parte della sua famiglia discende. «Il giudaismo è in primo luogo un destino» e poi «una vocazione», ma essere ebrei per Coccioli significa anche convivere con la dimensione dell’esilio e dell’attesa, in particolare quella del Messia. Attraverso queste pagine, che sono anche il racconto di una vita e di una ininterrotta ricerca del divino, il lettore può entrare davvero nel cuore di una storia millenaria.


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